Parla Temur Shalamberidze, l’uomo che ha scoperto Kvara
A volte basta poco. Soprattutto per chi ha un certo occhio per il talento. Figuriamoci se si tratta di un uomo che ha trascorso gli ultimi 20 anni della sua vita sui campi di calcio. Ecco perché Temur Shalamberidze si ricorda perfettamente il giorno in cui ha visto per la prima volta dal vivo un ragazzino dai piedi fatati. Era Khvicha Kvaratskhelia che all’epoca aveva 10 anni, vestiva la maglia dell’Avaza e in mezzo al campo si muoveva come uno che a calcio ci gioca da una vita. «È stato un attimo: l’ho visto e subito dopo sono corso dal presidente della Dinamo Tiblisi per la quale mi occupo dello scouting da oltre 20 anni».
Temur Shalamberidze racconta del piccolissimo Kvara e si emoziona ancora. «Era un bambino estremamente tecnico, si muoveva rapidamente in campo, ma soprattutto puntava sempre verso la porta. Andava sempre in avanti. Senza mai avere paura». Pochi secondi per capire che quello che stava giocando sotto i suoi occhi non era un ragazzino come tanti. «Sarò sincero: ho sempre pensato che Khvicha sarebbe diventato una stella, ma ammetto che non mi aspettavo che accadesse con tanta velocità».
Infine il retroscena che lo lega al Barcellona, a partire dall’educazione ricevuta nell’Academy della Dinamo Tiblisi. «Il responsabile era Andres Carrasco che veniva da Barcellona e aveva importato tutti i principi della Cantera catalana. Lui è stato uno dei più grandi maestri di Kvara”. Lo scrive “Il Mattino”.
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