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ESCLUSIVA – Saccone, ex preparatore atletico Napoli: “Ecco perché ci sono tanti infortuni muscolari! Tornare in azzurro? Se riceverò una chiamata…”

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ESCLUSIVA – Saccone, ex preparatore atletico Napoli: “Ecco perché ci sono tanti infortuni muscolari! Tornare in azzurro? Se riceverò una chiamata…”

Il Napoli continua a essere martoriato da infortuni muscolari (arrivati ormai quasi a 30 stagionali) e da una condizione fisica non proprio eccelsa in questo finale di campionato. La squadra di Spalletti sembra non riuscire a reggere i recenti ritmi e sta continuando a perdere pezzi per strada. Non ultimo il macedone Elmas, vittima oggi di un’elongazione del bicipite femorale. Abbiamo parlato del tema degli infortuni muscolari con chi a Napoli ha lavorato e vinto per tanti anni, con Mazzarri e Benitez: il Dottor Corrado Saccone, ex preparatore atletico del club partenopeo nonché un punto di riferimento per ogni professionista in questo specifico ambito del calcio.

Anche stavolta l’ennesimo infortunio muscolare per un calciatore del Napoli: che cosa sta succedendo?

“La situazione è molto semplice: più ci sono squadre che devono primeggiare e competere per una serie di obiettivi, più è alto il rischio di infortuni. Una squadra di un livelllo un po’ più basso, che non ha troppe esigenze di classifica e gioca una partita a settimana, chiaramente non vive lo stesso stress muscolare, così come anche di tipo psicologico. Ovviamente più il livello sale e più il muscolo è a rischio per via dei tanti impegni. Però dico: Juventus, Milan e Inter non mi sembra che abbiano avuto questi grandi infortuni come invece il Napoli ha avuto quest’anno e qualche anno fa. C’è qualcosa che non è proprio il top, sia per quanto riguarda la preparazione atletica che i carichi di lavoro. Non voglio dire che si stia lavorando in maniera sbagliata, qualcosa di anomalo però c’è. Gli infortunati del Napoli sono tantissimi, qualcosa ci dev’essere.

O è sbagliato il recupero o si sbaglia nella gestione dell’atleta, nel carico di lavoro troppo elevato. Oppure si è fatto qualcosa di meno all’inizio per cui ora la macchina si rompe. Se bisogna fare un grande viaggio e la macchina viene sistemata adeguatamente, con tutte le cautele del caso e magari dell’olio extra, anche in caso di intoppi si può continuare a camminare. Forse si è lavorato troppo poco all’inizio e lo stress ha portato a una rottura. Ma questa è una mia idea da esterno. Asetticamente però sono troppi KO e se si va a vedere è stato preso uno staff con il vecchio preparatore per ridurre questi problemi, ora invece si nota che è avvenuto il contrario”.

Alla Juventus tanti anni fa diedero la colpa all’umidità e al campo di Vinovo per i tanti infortuni: c’è un’attinenza?

“Io sono stato in Arabia Saudita per 6 mesi e poi sono tornato in Albania. In Arabia avevamo 3 campi: 2 in erba naturale e uno in sintetico, con una consistenza non molto compatta, quindi friabile. In Albania invece lavoravamo solo sul sintetico. Ovviamente ho cambiato la preparazione in base al campo. In Arabia abbiamo fatto 0 infortuni, in Albania pure. Io studio il terreno di gioco, quello di allenamento, l’abitudine a correre in un certo modo, il drenaggio stesso del campo. Queste sono cose fondamentali. La Juventus si allena ancora a Vinovo ma non mi pare ci siano stati più problemi, queste sono cose che si dicono per trovare alibi o per mostrarsi profani. Castel Volturno è una sede di allenamento buona con 3 campi. Addirittura durante il secondo anno di Benitez facemmo risistemare il primo campo compattandolo con le carote sotto. L’attenzione va data anche al posto dove lavori. Se io non ho una palestra completa, dovrò ottimizzare il mio lavoro per quello che ho”

Dunque, cosa si può fare per risolvere il problema? Se non per questo finale di stagione, almeno per la prossima…

“Credo che la metodologia sia totalmente ampia. Se una cosa non funziona, studiando, osservando e capendo si risolvono i problemi. Se io dovessi ritornare a Napoli, per esempio, farei un mare di test anche sulla situazione organizzativo, non solo sul giocatore ma anche sui campi, su posti in cui il terreno non è compatto in un certo modo. Farei un esame globale, dopodiché strutturerei un allenamento. Magari invece che andare subito al 100% si passa da una base di 80% per arrivare al 100%. A fine anno si possono solo togliere carichi di lavoro e diminuire l’intensità. La situazione ora è abbastanza semplice da risolvere. Per l’anno prossimo però bisogna fare più lavoro preventivo e personalizzato. Per dire, su Elmas io inizieri con un personalizzato sui muscoli che non possono supportare quel tipo di infortuni e poi andrei a ricercare la performance. Ma ora bisogna prima ricostruire. Quando c’ero io facevamo un grande lavoro ricettivo e propiocettivo ma non so come lavorano gli altri e non voglio giudicarli”.

A tal proposito: se il club la chiamasse, lei ritornerebbe in azzurro?

“Faccio il professionista, ho fatto un po’ di tutto, tra calcio e pallacanestro. Se qualcuno mi chiama io valuto. Poi sicuramente io sono del tifoso del Napoli a prescindere dalla mia carriera. Ma sono anche un professionista: se mi chiamasse la Juventus, per esempio, accetterei. Certamente se il Napoli mi chiamasse ritornerei con enrorme piacere, cercando di dare il mio piccolo contributo nell’insieme, perché non è di certo una persona sola a risolvere i problemi”.

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